giovedì 8 novembre 2012

Venezia...in Val di Susa

“Verso la fine della vita avviene come verso la fine di un ballo mascherato, quando tutti si tolgono la maschera. Allora si vede chi erano veramente coloro coi quali si è venuti in contatto durante la vita”.
SCHOPENHAUER 
Arrivo ad Almese in una fredda domenica di fine ottobre.

“Venezia…in Val di Susa” è il titolo della mostra che mi ha spinta fino qui.

Difficile crearsi delle aspettative, difficile immaginare la Regina dell’Adriatico nella pianura alle pendici delle Prealpi, protetta dal Musinè e circondata da quelle montagne che lo stesso Manzoni descrisse così:
 “Oltre quei monti Sono altri monti, ei disse, ed altri ancora; E lontano lontan Francia”.

Attraverso un piccolo borgo medioevale ed arrivo fino alla Torre millenaria teatro della mostra.

All’ingresso una luce soffusa e l’accoglienza di decine di baute appese al soffitto: una scritta appesa al muro mi introduce a quello che verrà.
La bauta è la maschera tipica della Venezia del Settecento, veniva indossata sia in occasione delle feste che nella vita quotidiana. Era in grado di alterare la voce e serviva a nascondere il volto. La buona educazione imponeva il saluto a chiunque la indossasse perché non si poteva conoscere se dietro alla maschera si celasse un popolano o un personaggio di spicco”.

Entro ed il sottofondo della musica del Rondò Veneziano mi accompagna nel mio viaggio fra le stanze.
La luce è calda e ben direzionata, l’ambientazione è curata nei minimi particolari, l’impatto visivo è sorprendente: un trionfo di colore, tessuti, e materiali.

Vicino al costume del medico della peste, inquietante e goliardico allo stesso tempo, incontro Renata Ferrari.

Nell’intento di rendere omaggio all’ideatrice e realizzatrice di questa preziosa collezione, Renata ha realizzato con amore e determinazione qualcosa che arriva dritto al cuore. Mi parla di Tullia e Mario, due coniugi che hanno realizzato insieme una meravigliosa collezione di abiti e maschere veneziane.


Tullia cuce e ricama nel corso delle sua vita più di 50 abiti, Mario la accompagna in questo viaggio di ricerca dei vestiti, delle forme e degli accessori fino al 2008, anno della sua morte.
Mario lascia a Tullia ed a tutti noi un vero patrimonio artistico.

Renata mi racconta delle sfilate sui carri, degli innumerevoli premi collezionati dalla coppia nei carnevali locali per aver realizzato l’abito più bello, della passione che porta Tullia e Mario a vivere un sogno: sfilare per le strade della terra che li ha ispirati, Venezia.

Al calar della sera, quando anche gli ultimi visitatori hanno abbandonato la mostra, spengo la macchina fotografica e con l’aiuto di Renata indosso un meraviglioso abito in velluto rosso, calo sul volto la maschera adornata di piume e, grazie al lavoro di Tullia e Mario pensato chissà quanto tempo fa, mi concedo un regalo: il mio primo Carnevale veneziano, tutto per me.

1 commento:

  1. Silvia, hai un grande talento : mettere in parole scritte le emozioni e i sentimenti delle persone che incontri in questo tuo meraviglioso viaggio che è la VITA!
    Renata

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È un'illusione che le foto si facciano con la macchina.... si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa. - Henri Cartier-Bresson -

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